Borsa primordiale: grasso o parte funzionale?



Vi siete mai chiesti come mai il vostro micio avesse quella "pancetta" molle e penzolante che si può notare, più o meno pronunciata, nella maggior parte dei gatti, se non in tutti?
Molti non sanno la verità e tendono a pensare che il gatto sia grasso, che abbia un po' di pancetta a causa della sterilizzazione o magari qualcuno si è anche preoccuppato ed è andato dal veterinario.

Non si tratta di grasso! È un lembo di pelle che sporge verso il basso, vicino alle zampe posteriori ed è ben visibile quando il gatto è eretto sulle 4 zampe o cammina lentamente. Possiamo vederla perfettamente se lo osserviamo di profilo. E' una parte che ha svariate funzioni anatomiche e fisiologiche, essenziale per i nostri piccoli amici, e anche con un nome specifico: borsa primordiale.

La sua funzione principale è quella di permettere al corpo del gatto di
estendersi durante i salti (se ci facciamo caso, in quel momento sparisce!) o durante la corsa sfrenata. In caso contrario l'apertura del salto sarebbe decisamente minore senza di essa.
È utile anche come protezione per le possibili ferite sulla pancia, fungendo da cuscinetto quando il nostro piccolo cacciatore si stende e intrappola tra le zampe anteriori una preda o un avversario, scalciando con le zampe posteriori. Magari vi è capitato che lo facesse con voi, mentre giocando gli grattate la pancia. Anche questa posizione ha un nome, la posizione del coniglio.

                             


Quando rimanere allerta...
Se questo cuscinetto naturale è morbido e rilassato, è tutto in regola.
Vi sono invece 2 circostanze in cui intervenire: nel primo caso, se questo lembo di pelle è gonfio e/o si indurisce è meglio correre a fare un controllo, dal momento che potrebbe essere sintomo di qualche patologia. Il secondo caso in cui intervenire è quando, guardando il micio dall'alto, non sono visibili le curve dei fianchi (potete vedere un esempio di un peso ideale nell'immagine sottostante): significa che c'è un po' troppa ciccia ed è meglio intervenire, onde evitare problematiche correlate al sovrappeso.

Tuttavia, se siete in dubbio e pensate che qualcosa non rientri nella norma, una visita di controllo non guasta mai. D'altronde, come si dice? Meglio prevenire che curare!


Cosa devi sapere su FIV e FeLV

Quando si decide di accogliere un nuovo gatto in casa (soprattutto se randagio!), è consigliabile portarlo dal veterinario per un check up generale e verificare che non sia stato colpito da malattie infettive gravi, tra cui l’Immunodeficienza felina e la Leucemia felina.

Queste malattie sono caratterizzate da un lungo periodo di incubazione, anche di anni, senza la manifestazione di alcun sintomo. Un test precoce consente di gestire al meglio il gatto, sia dal punto di vista vaccinale e/o terapeutico che socio-ambientale (ad esempio, l’inserimento del nuovo gatto in un ambiente già frequentato da altri gatti, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana).

Attenzione! Se il gatto dovesse essere positivo, non significa tuttavia che sia spacciato: sono malattie infettive inguaribili, la FIV in particolare, mentre la FELV non in tutti i casi, ma che non necessariamente porta a morte immediata. Il gatto ha un’aspettativa minore rispetto a uno sano niente gli impedisce di vivere fino a 11, 12 anni.

Ma ora scopriamo nel dettaglio i rischi, le modalità di contagio, i sintomi e i comportamenti da attuare.


L’IMMUNODEFICIENZA FELINA (FIV)

La FIV è una malattia infettiva contagiosa causata da un virus molto simile a quello dell’AIDS umana, che infatti causa immunodeficienza, ovvero una diminuzione delle risposte immunitarie dell’organismo.

Non è una malattia che può contagiare l’uomo o altre specie di animali, come cani.

Il virus è poco resistente nell’ambiente esterno e di conseguenza l’infezione avviene per contatto stretto tra gatto infetto e gatto sano.

Il contagio avviene tramite sangue, facilitato nelle lotte tra gatti, l’accoppiamento o da madre a figlio durante la gravidanza o l’allattamento. Un modo per prevenire sia l’istinto territoriale, quindi le lotte, sia l’accoppiamento, sono castrazione e sterilizzazione.

Sintomi

La malattia comincia con una fase acuta che si verifica 4-6 settimane dopo il contagio. In una prima fase si può presentare febbre, inappetenza, a volte diarrea e congiuntivite, tutti sintomi generici. A questa fase segue solitamente un periodo in cui l’animale non presenta sintomi particolari ma è comunque un portatore sano, in grado di trasmettere la malattia. Durante questo periodo l’animale vive tranquillamente, ma il suo sistema immunitario è più debole di quello degli animali sani ed è quindi più suscettibili ad infezioni di ogni natura, contrarrà più facilmente malattie rispetto a un gatto sano dato che il suo organismo fa molta più fatica a combatterle. Uno dei sintomi più frequenti col progredire della malattia è la stomatite con ulcere orali, che causano dolore e problemi nel mangiare.

Il DNA del virus si integra irreversibilmente con quello dell’organismo ospite, andando progressivamente a distruggere gli anticorpi del gatto con un grave indebolimento delle difese immunitarie.

La fase terminale si manifesta con l’insorgenza di una o più malattie secondarie (spesso anche di per sé solitamente banali) che portano a morte il gatto.

Prevenzione e test

Non esiste alcuna terapia
in grado di far guarire un gatto ammalato di FIV.

L’unica azione possibile è quella di intervenire e curare ogni infezione secondaria che il gatto contrae, ma non è possibile guarire definitivamente l’animale.

Non esiste un vaccino per prevenire questa malattia, l’unico modo è preservare il gatto da contatti con gatti infetti.

Esistono però test rapidi che forniscono risultati affidabili e praticamente immediati per verificare se il gatto ha contratto la malattia. Nel caso in cui sia positivo, il gatto ha sicuramente contratto il virus e che non c’è speranza di guarigione, ovviamente con un test di buona qualità.

L’unica eccezione di falso positivo (il test è positivo al virus, ma in realtà il gatto non ha contratto l’infezione) avviene nei gattini con età inferiore ai 6 mesi. Il test va alla ricerca degli anticorpi, che vengono trasmessi dalla madre durante la gravidanza al piccolo e svaniscono appunto intorno ai 6 mesi. In questo caso è bene ripetere il test successivamente.


LA LEUCEMIA FELINA (FeLV)
La FeLV è una malattia infettiva contagiosa caratterizzata da un lungo periodo di incubazione, è causata da un oncovirus appartenente alla stessa famiglia del FIV, per cui anch’essa causa un’immunodeficienza. Anch’essa non è trasmissibile all’uomo o ad altre specie animali, fortunatamente.

Si trasmette attraverso sangue, accoppiamento, da madre a figlio, ma anche dalla saliva, feci e urine! Quindi anche la condivisione di ciotole o lettiere in questo caso può portare al contagio.

Colpisce con alta frequenza i gatti giovani, ma la manifestazione della malattia può avvenire in qualsiasi fascia d’età.

Sintomi

La FeLV può essere transitoria, dormiente oppure conclamata. Nel primo caso si tratta di un’infezione leggera che il gatto riesce a combattere da sé nel giro di due mesi; nel secondo si ha una situazione di positività al virus ma senza ancora la manifestazione dei sintomi; nel terzo la malattia è ormai palese.

In genere, si registrano sintomi quali debolezza, inappetenza, perdita immotivata di peso, anemia, temperatura corporea elevata, difficoltà respiratorie, linfonodi estremamente gonfi e narcolessia. Tali sintomi possono derivare dai più svariati attacchi secondari di altre malattie che hanno libero campo d’azione, data la debolezza delle difese immunitarie.

Le possibilità di sopravvivenza sono anch’esse variabili e dipendono anche dallo stato di salute: vi sono forme fulminanti, soprattutto fra i gatti più giovani, che portano alla morte in poche settimane, altre invece che garantiscono una sopravvivenza di almeno 3-5 anni.

Prevenzione e test

Non bisogna farsi subito prendere dal panico
: un risultato positivo non deve rappresentare subito una condanna, ma si può sperare che il virus si trovi in uno stato transitorio ed essere debellato, programmando per tanto la ripetizione del test a distanza di alcune settimane. Il test di controllo potrà confermare la positività precedente (avvalorando la diagnosi) oppure dare esito negativo (nel caso in cui il sistema immunitario del gatto sia stato sufficientemente efficace da eliminare il virus dall’organismo).

Fortunatamente, a differenza della FIV, esistono varie tipologie di vaccino in grado di conferire un elevato grado di protezione. La vaccinazione per questa malattia andrebbe consigliata soltanto nei casi a rischio: non ha molto senso vaccinare gatti che vivono solo ed esclusivamente in casa e per i quali non vi è alcun rischio di contagio. È invece consigliata la vaccinazione per tutti quei soggetti che normalmente possono venire a contatto con altri gatti, così come nelle colonie, negli allevamenti e nei gattili.

Oltre a controlli ripetuti nel tempo, è bene mantenere elevato l’igiene dell’ambiente in cui il gatto vive e tenerlo in casa per evitare il contagio di malattie banali, e, se nell’abitazione sono presenti altri esemplari negativi, può essere indicata la separazione per evitare il contagio.


CONVIVENZA TRA GATTI SANI E GATTI MALATI

I gatti malati di FeLV devono essere isolati dai gatti sani, sia per evitare di contagiare i gatti sani, sia per evitare che i gatti sani liberi di uscire portino al malato infezioni secondarie, oltre a castrarli/sterilizzarli. Inoltre, la cosa migliore è ricorrere alla vaccinazione dei gatti sani.

Nel caso di gatti con FIV, il rischio è ridotto di molto con la castrazione/sterilizzazione e può essere utile aggiungere più di una ciotola per il cibo, più di un abbeveratoio e un paio di lettiere, per ridurre gli scontri e la trasmissione con il sangue (nel caso di lesioni in bocca o sangue nelle feci).

Ad oggi, quindi, il miglior metodo per far convivere gatti sani e malati è proprio questo: evitare quanto più possibile l’aggressività da una parte, per impedire la trasmissione della FIV, e vaccinare dall’altra, per impedire la trasmissione della FeLV (il vaccino per la FIV come avrete capito ancora non esiste).


INTRODURRE UN NUOVO GATTO IN CASA

Stai pensando di adottare un nuovo gatto in casa ma temi che il tuo o i tuoi mici possano non accettarlo?

Non è un’impresa impossibile, ma la parola d’ordine è: PAZIENZA.

È un evento che va effettuato con calma e per gradi, perché per la loro natura i gatti potrebbero sentirsi minacciati se un estraneo “invade” la loro “tana”.

Potrebbero volerci giorni, settimane o qualcosa di più, ma la cosa assolutamente importante è non forzarli.
Il procedimento e gli accorgimenti non cambiano, che nella famiglia sia già presente un micio oppure tre.
Per cui armati di pazienza, ciotole, lettiera e cuccia nuovi e di una stanza i cui poter lasciare il nuovo arrivato per alcuni giorni (minimo!).
Dopo che si saranno accettati continua a mantenere ciotole e lettiere separate, anche se andranno a usare le stesse: sapere di avere un'alternativa gli dà sicurezza!

COSA SAPERE PRIMA…
Innanzitutto, valuta bene la scelta di introdurre un nuovo amico in casa, richiede tempo ed energie: maschio o femmina o taglia grande o piccola non influiscono sulla possibile convivenza, ma va tenuto conto del carattere e dell'età del nostro e dell’altro micio.

Se scegli un cucciolo, sarà probabilmente più semplice che il tuo micio lo accetti se anche lui è un giovincello: i cuccioli sono invadenti, richiedono spesso l’attenzione di qualsiasi essere vivente vedano e amano giocare in continuazione.

Se il tuo micio è già adulto o anziano potrebbe essere infastidito dal comportamento del cucciolo, che va a intaccare la sua tranquillità e la sua routine. Non è comunque impossibile! Ci vorrà solo un po’ più di pazienza: col tempo il cucciolo imparerà a non disturbare il gatto “di casa” o capire quando fermarsi e il tuo a far capire quando vuole stare da solo, senza essere aggressivo.

Se il gatto da introdurre è invece già adulto, potrebbe essere più difficile e più lenta l’accettazione, ma anche in questo caso non impossibile. Questo non deve fermarti dal dare una casa a un micio già adulto, magari abbandonato dalla sua precedente famiglia!

Nei primi tempi, il tuo gatto potrebbe cercare di isolarsi o lasciare la stanza quando è presente l'altro, è un comportamento normale. Cerca di non trascurarlo e di non sacrificare i suoi spazi, assicurati che abbia un rifugio tutto suo dove potersi sentire sicuro, ancora meglio se può salire su qualcosa di alto per “avere il controllo della situazione”.

Non aspettarti di vederli dormire abbracciati dopo 3 giorni o preparati anche al fatto che potranno non farlo mai. Vi sono delle situazioni in cui accettano la propria presenza reciproca senza veramente diventare migliori amici, può capitare che per la maggior parte del tempo si ignorino e si soffino una volta ogni tanto quando si incrociano. Non c’è da preoccuparsi.

Inoltre questi sono consigli generici, ma è bene sempre analizzare e osservare caso per caso!
In qualsiasi situazione, con qualsiasi gatto, è praticamente impossibile che almeno i primi tempi non ci sia un minimo di ostilità, accompagnata da qualche soffio o ringhio o qualche zampata di ammonimento.


SI COMINCIA…
Metti il nuovo ospite in una stanza che sia tutta per lui, con una lettiera, delle ciotole, qualche giochino e una cuccia dove rifugiarsi. Sia nel caso di un gattino, ma soprattutto di un gatto adulto, sarebbe utile avere un oggetto per lui familiare proveniente dall'abitazione dove viveva prima, come una coperta o un giochino. L’odore familiare lo aiuterà a sentirsi un pochino meno sperso.

È importante non scegliere una stanza in cui il tuo gatto di casa ama stare, ma una più neutra possibile. Non cambiare le sue abitudini, scombina il meno possibile la sua routine, dai da mangiare sempre negli stessi orari, non spostare la cuccia, non indurlo o forzarlo a fare cose diverse e soprattutto non forzare l'incontro da un giorno all'altro. Il nuovo arrivo è già di per sé uno stress per lui!

Dopo qualche giorno, puoi provare a lasciar uscire il nuovo gatto per fargli fare un giro della casa e abituarsi a luoghi, suoni e odori, chiudendo l'altro momentaneamente in una stanza, per brevi periodi di tempo.

Aiutali a imparare a riconoscere uno l'odore dell'altro: puoi scambiare le ciotole, le coperte o i giochi, aiutandoli ad accettare la presenza dell'altro, facendogliela associare con azioni piacevoli come mangiare, giocare o ricevere coccole.

Successivamente, nutrili vicini, mettendo le ciotole vicino alla porta, una da un lato e una dall'altro: percepiranno la presenza dell'altro mentre fanno qualcosa di piacevole. Puoi anche mettere due giochini collegati a un filo che passi sotto la porta, per fargli fare sempre qualcosa di divertente, percependo l’odore e la presenza dell’altro.

Dopo circa una settimana prova a vedere come reagiscono alla loro vista, aprendo di poco la porta o mettendo il gatto nuovo in un trasportino in modo che sia protetto, ma non per troppo tempo.

Se tu e loro siete pronti, possiamo passare al loro primo incontro faccia a faccia.

È molto importante che gli incontri avvengano sempre e solo sotto la tua supervisione! Mai lasciarli soli.

Mettili in una zona neutrale della casa e mantieni tu stesso la neutralità: non sgridarli, non accarezzarli, permetti che si allontanino o che agiscano come preferiscono.

Qualche zampata e qualche soffio sono più che normali, non allarmarti subito! L'unico momento in cui devi intervenire è quando noti che l’aggressività o la paura di uno dei due sta per degenerare in una lotta. Anche in questo caso, mantieni la calma e non sgridarli: puoi spruzzargli addosso dell'acqua o picchiare un colpo secco per farli allontanare.

Nel caso in cui il primo incontro andasse male, non bisogna demordere, potrebbero solo aver bisogno di più tempo. Ricomincia da capo, con l'adattamento graduale, chiudendo il nuovo inquilino nella stanza.

Anche se l'incontro dovesse andare più o meno bene o discretamente, per i primi tempi, quando non sei in casa, tienili comunque ancora separati, non si sa mai cosa potresti trovare al tuo ritorno! Se invece la situazione dovesse essere veramente tragica, quindi vi sono lotte continue in cui cercano di ferirsi e/o uno dei due tende a marcare spesso e volentieri il territorio, puoi provare a contattare un veterinario comportamentalista che può darti consigli specifici per il tuo caso.

Allora, pronto per un nuovo piccolo amico? ;)



Sapevi che il collare con il campanellino è pericoloso per il tuo gatto?


Esistono svariati tipi di collari per i nostri amici animali, usati come mezzi di identificazione, di abbellimento, antiparassitari o persino con un sensore elettronico che gli permetta di accedere alla sua “tana”. I collari con il campanellino tuttavia sono pericolosi per loro.
Molte persone mettono il collare con il campanellino al loro animale senza pensare alle possibili conseguenze negative che ne possono derivare.
Siamo abituati a vedere cartoni, disegni o foto di gatti con il campanellino, pensando che li renda più adorabili, ma in realtà loro non ne sono molto felici.

Spesso le persone lo mettono al loro peloso per un fattore estetico o per usarlo come una sorta di localizzatore, in modo da sapere sempre dove si trova il loro gatto, soprattutto se abituato a uscire. Altri lo mettono anche per fare in modo che eventuali prede possano scappare prima che il gatto le sorprenda, come uccelli o topi, sia per salvare questi piccoli animali dal cacciatore sia per preservare la dieta del micio ed evitare eventuali malesseri.


In realtà esistono diversi motivi per cui non mettere questo oggetto al collo del proprio gatto, legati alla salute fisica e psichica dell’animale.


In primo luogo, stando anche a delle evidenze scientifiche, questo suono continuo danneggia gradualmente e spesso in maniera irreversibile l’acutezza uditiva e i timpani. I felini hanno un udito molto più sviluppato dell’uomo ed avere questo oggetto che suona in continuazione, al minimo movimento, vicino alle orecchie ha effetti negativi. Provate a immaginare di avere al collo una campana 24 ore al giorno, ogni giorno!


Un altro motivo per non usarlo è lo stress: i gatti sono amanti del silenzio e della calma e questo suono può influire notevolmente sulla loro qualità di vita, rendendoli nervosi, stressati e spaventati

Di nuovo, come saremmo noi dopo anche solo una giornata con una campana al collo?

Inoltre, pur di farlo smettere alcuni mici potrebbero mordere o portare in bocca il campanellino, con il rischio di ingoiarlo e di soffocare, o cercare di togliersi direttamente il collare facendosi del male o incastrandosi in posizioni pericolose.


Non sono da abolire i giochi con i campanellini, anzi, vanno più che bene per i nostri amici cacciatori, ma decidono loro quando e come giocare e sono fatti in modo che non possano ingoiarli.

Anche il collare in sè si può utilizzare, assicuratevi che non sia troppo stretto e che il gatto non rischi di rimanere agganciato a qualcosa.

Se il vostro peloso è solito uscire e volete essere sicuri di ritrovarlo nel caso in cui si smarrisca, si può pensare di prendere un collare in tessuto antisoffocamento, con una medaglia per poter incidere un vostro contatto e/o il vostro indirizzo, oltre al microchip.


Ormai sono stati sviluppati anche dei dispositivi appositi con gps per sapere sempre dove si trovano i nostri amici, perché quindi sottoporli a una tortura inutile e pericolosa?