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Coda: Equilibrio e Comunicazione

Visto che abbiamo parlato di un importante organo del gatto, le vibrisse, ora parleremo di un’altra importante parte del corpo: la coda.
La coda del gatto è un’altra parte fondamentale per i nostri amici, con molteplici funzioni.

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È formata dalle vertebre caudali che sono un naturale proseguimento della colonna vertebrale; il numero di vertebre e di conseguenza la lunghezza della cosa può variare anche di molto in base alla razza. Il gatto “da record” al giorno d’oggi è un esemplare di Maine Coon, la cui coda supera i 40 centimetri solamente con la struttura ossea, con muscoli, pelle e pelo diventa una cosa immensa! L’estremo opposto è il “pon-pon” caratteristico di alcune razze come il Bobtail che nasce con questa protuberanza di un paio di centimetri soli.

Rispetto al dorso, la coda possiede meno muscoli ma comunque flessibili che gli permettono ampi movimenti.

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L’equilibrio…

È mobile, agile ed essenziale per l’equilibrio in molte situazioni: in corsa, in caduta e negli assalti.

Nella corsa funge da timone ed è proprio ciò che permette al gatto di cambiare direzione in maniera improvvisa e fulminea durante gli inseguimenti o le fughe.

Nelle cadute, aiuta ad atterrare sulle zampe per ammortizzare l’impatto con il terreno. Infatti anche se il gatto inizia a cadere di schiena, la coda gli permette di girarsi nel modo giusto e a controbilanciare la rotazione per impedire di girarsi troppo nell’altro senso quando si raddrizza.

I gatti senza coda hanno un forte handicap nella caccia e nella difesa, oltre che nella comunicazione, come vedremo di seguito.

 

Il linguaggio del corpo…

I gatti usano moltissimo la coda per comunicare i loro sentimenti e stati d’animo. Si dice che la coda del gatto “non menta mai”.

In particolare si possono osservare 9 posizioni principali che possiamo interpretare:

  1. Coda dritta, che forma un angolo retto con il dorso: il gatto ci sta salutando ed esprime gioia;

  2. Coda dritta con una piccola curva all’estremità, un ricciolino: potrebbe ricordare una sorta di punto di domanda e infatti esprime curiosità;

  3. Coda dritta che si muove, come se tremasse: è compatta e con il corpo rilassato, indica che il gatto sta facendo le feste;

  4. Coda in linea con il dorso: sembra una prosecuzione della schiena, si può muovere lentamente e in maniera morbida, quando il gatto ha un interessa più
   caldo per qualcosa o qualcuno;

  5. Coda che si agita velocemente: indica agitazione, paura, fastidio, rabbia;

  6. Coda curva e con il pelo dritto: indica una forte rabbia o paura, spesso si vede di fronte a un altro animale visto come un avversario dal nostro micio;

  7. Coda bassa e con la punta contratta: il gatto ha puntato una preda ed è pronto all’attacco;

  8. Coda nascosta tra le zampe: indica paura, si vede quando il gatto si sente minacciato e non è in grado di proteggersi;

  9. Coda a sfinge, in posizione seduta: la coda avvolge le zampe anteriori, indica relax o si vede quando il gatto si assopisce o si rilassa.

Avevate mai osservato la comunicazione del vostro gatto?

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I baffi sono "solo baffi"?

I baffi, o vibrisse, dei felini non sono delle semplici estensioni estetiche, ma hanno delle funzioni che ai più sono sconosciute. Sono come delle antenne per i nostri piccoli amici, dei veri e propri organi di senso come bocca, occhi, naso e orecchie.
Sono 2 o 3 volte più spessi del normale pelo che ricopre il corpo e la loro radice va 3 volte oltre la profondità degli altri peli. Possiamo trovarli soprattutto sul muso ai lati del naso, ma anche sopra agli occhi e sugli arti anteriori, più corti e meno spessi.


                                     
                              

Cosa fanno...
Trasmettono informazioni al cervello vibrando e da questo prendono anche il nome di vibrisse. Sono profondamente collegate al sistema nervoso centrale, sono irrorate da vasi sanguigni e collegate a dei propriocettori, che trasmettono il segnale.


Sono fondamentali per l’equilibrio, per calcolare la distanza da un oggetto e la consistenza di una superficie, per orientarsi al buio e sono persino utili nella caccia.


Sul muso, ai lati del naso, si trovano in genere 12 baffi per lato disposti in 4 file semi-indipendenti tra loro, quindi quando una fila si muove l’altra può stare ferma. Sono così sensibili che se la ciotola del cibo o dell’acqua è troppo stretta, può causare pressione su questi e quindi stressare le vibrisse. Se il nostro micio tende a buttare fuori il cibo per mangiarlo, può darsi che sia il caso di prendere ciotole un pochino più grandi.

Vi sono inoltre teorie che sostengono che i baffi raggiungano la stessa lunghezza della larghezza del corpo, in modo che il gatto sia in grado di capire da subito può permettersi di passare in spazi ristretti e angusti senza rimanere incastrato.
Questi organi permettono di percepire spostamenti e oggetti tramite il movimento dell’aria.


Durante la caccia sono molto importanti perché permettono al gatto di mordere una preda in un punto vitale per ucciderla. È stato dimostrato che osservando gatti senza baffi, vengano commessi degli errori, permettendo alla preda di fuggire.

A questo servono anche le vibrisse sulle zampe, oltre che all’arrampicata e a determinare la forma e le dimensioni degli ostacoli; non avete mai visto un gatto evitare un ostacolo e non inciampare senza realmente guardare dove stesse andando con le zampe, puntando magari una preda?

Inoltre, dalla posizione dei baffi, oltre che dai movimenti della coda, si può interpretare lo stato d’animo del gatto in un determinato momento.
Se i baffi sono tesi ai lati del muso, il gatto è spaventato o infastidito; se sono rilassati, rivolti verso il basso, il gatto è felice e rilassato. Se sono tesi in avanti e piegati verso l’alto, significa che il nostro amico è a caccia; se sono aperti a ventaglio ai lati del muso, sono spaesati o all’erta.


La cosa più importante è NON tagliarli, in nessunissimo caso! Sarebbe come privare l’uomo della vista o dell’olfatto. Si è visto come un micio, senza le sue vibrisse, si sentisse disorientato o arrivasse persino a perdersi fino alla ricrescita di queste!

Non dobbiamo preoccuparci però se ne troviamo qualcuna in giro per casa: infatti i gatti tendono a perderle proprio per il normale ricambio, come per il pelo!


Perché sterilizzare o castrare i nostri a-mici?

Molte persone pensano che castrare un animale sia contro natura e non vogliono sottoporre l’animale a tale operazione.
Spesso però non si conoscono a fondo le motivazioni per cui viene fatto, che sono di natura medica, comportamentale, gestionale e di sanità pubblica.


Gatti randagi...

E’ molto importante attuare questa “misura di sicurezza” in particolar modo quando si tratta di colonie di gatti randagi. Infatti le associazioni intervengono sul territorio, prendono i gatti, gli fanno fare questa operazione per poi rimetterli nel loro ambiente naturale: non sempre portarli via, se non sono in situazioni e zone pericolose, è il meglio per loro!
Questo serve a prevenire malattie e conseguenti sofferenze e morte trasmissibili a livello sessuale, lotte e infezioni, oltre a tumori e stress.
Un gatto randagio vive in media dai 2 ai 5 anni a causa delle possibili malattie o infezioni che può contrarre e che possono essere prevenute con un intervento semplice.
Una gatta può partorire 2 o 3 volte l’anno, arrivando a 12-15 gattini, che sul lungo termine può portare a tumore dell’utero o delle mammelle, oltre ai rischi che ogni parto da solo porta con sé e lo stress notevole.

Inoltre, dal momento che la maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 6 mesi, la proliferazione di una colonia sarebbe esponenziale. Quelli che riescono a sopravvivere in quali condizioni si ritroverebbero? In natura forse riuscirebbero a sopravvivere meglio, ma non in un ambiente ormai totalmente inquinato dall’uomo.
Per loro sarebbe solo una lotta alla sopravvivenza che possiamo aiutarli ad evitare.



Gatti domestici...
Anche i mici che accogliamo in casa non sono esenti da rischi tuttavia.

Un maschio o una femmina chiusi sempre in appartamento è assolutamente consigliabile sterilizzarli: la femmina si trova costantemente sottoposta a un’ovulazione autoindotta che con il tempo porta al cancro dell’utero e delle mammelle oltre che a un notevole stress e malessere dato dal bombardamento di ormoni del calore; un maschio tende a marcare il territorio e urinare per casa, essere aggressivo anche con noi nel periodo di calore e corre il rischio di cancro ai testicoli.
Si aggiunge inoltre il fatto che entrambi per istinto tenderanno maggiormente a “scappare”, sgattaiolando in un momento di distrazione nostra o approfittando di una finestra aperta, ritrovandosi in un mondo che magari non hai mai visitato e perdendosi.

Un gatto di casa ma con la possibilità di uscire all’aperto corre altri tipi di rischi.
Il maschio tende a scontrarsi con altri gatti, rischiando di farsi seriamente male anche con un semplice morso che può portare a un’infezione; inoltre tendono ad allontanarsi anche di molto da casa per cercare un possibile partner, spingendosi anche oltre zone conosciute e mancando da casa anche per una settimana o 10 giorni, con il rischio di perdersi. La castrazione inoltre può aiutare la convivenza fra gatti, smorzando almeno in parte gli istinti territoriali.
La femmina, come detto prima, può rimanere incinta più volte in un anno e non sempre siamo in grado di prenderci cura di tutti i gatti che nasceranno, che inizieranno a diventare un numero importante. Spesso molte persone arrivano all’abbandono se non persino all’uccisione di queste piccole creature indifese.

Uno dei grandi rischi per entrambi è di contrarre qualche malattia felina trasmissibile sessualmente da altri gatti randagi e anche di trasmetterla ad altri gatti della famiglia.

L'intervento...
Questi interventi al giorno d’oggi sono molto poco invasivi e portano a grandi vantaggi per la salute dei gatti.
Lo scopo della sterilizzazione delle gatte, detta ovariectomia, è quello di rimuovere le ovaie, le gonadi femminili che producono ovuli; non entra così in calore. Serviranno dei punti di sutura ed è bene tenere controllata la ferita per evitare infezioni; meglio non farla uscire almeno per qualche giorno.

Il gatto viene sottoposto all’intervento di orchiectomia, l’asportazione dei testicoli, a differenza di quanto avviene alle femmine con anestesia locale. Non sono necessari punti di sutura, e generalmente il micio si riprende più velocemente della micia.

Adottare e sterilizzare sono due gesti consapevoli, responsabili e di buon senso.



Cosa fare con dei gattini appena nati

Quando troviamo dei gattini di poche settimane, è molto importante sapere cosa fare per permettergli di crescere sani e forti ed evitare che si ammalino, o peggio, che muoiano.

I gattini appena nati infatti sono molto delicati e necessitano di cure costanti, nutrimento adeguato e aiuto per urinare e defecare.


Ho trovato dei gattini…

Innanzitutto, se trovi dei gattini apparentemente abbandonati, assicurati che la madre non si sia allontanata solo per un momento o che non siano in imminente pericolo di vita. Se sai che la madre è presente, è meglio non toccarli (la madre potrebbe sentire l’odore e arrivare ad abbandonarli) e non separarli da lei: le sue cure, soprattutto nelle prime settimane di vita, sono fondamentali per i gattini. Il latte materno fornisce i nutrienti necessari per loro, compresi gli anticorpi che lo proteggono da infezioni e malattie. Se pensi che madre e piccoli siano in pericolo, contatta un’associazione che saprà come comportarsi e proverà a catturarli per metterli al sicuro.

Se invece la madre non si vede (aspetta circa 8 ore per esserne sicuro) osai già che sono degli orfanelli, allora prendere i gattini significa solo salvarli da morte certa. Se pensi di non essere in grado di dedicargli abbastanza tempo, contatta un’associazione, un veterinario o qualcuno che se ne possa occupare senza sensi di colpa: hai comunque salvato delle vite.

Nel caso in cui tu te la senta di intraprendere quest’avventura, che darà grandi soddisfazioni, ecco cosa devi fare.


Primi passi…

Una visita da un veterinario, appena possibile, non si nega mai: puoi escludere eventuali malattie o problematiche che potrebbero avere. Inoltre ti potrà dire con più sicurezza l’età dei gattini e come crescerli.

In genere, se hanno ancora un pezzo di cordone ombelicale, hanno da 0 a 3 giorni; se hanno gli occhi ancora chiusi hanno circa una settimana o 10 giorni; se si vedono spuntare gli incisivi e i canini, hanno all’incirca 2 settimane; se invece hanno gli occhietti aperti, muovono già qualche passo e riescono a mangiare da soli, hanno almeno un mese di vita.

I gattini appena nati sono ciechi, sordi e senza denti, non in grado di termoregolarsi, per cui sono totalmente dipendenti da te. Utilizzano solamente l’olfatto per orientarsi.

Procurati una scatola, delle coperte e una borsa dell’acqua calda (non bollente! Circa 37° C vanno bene) e tieni il micino o i micini sempre al caldo. Maneggiali il meno possibile, prendili solo per nutrirli, pesarli e stimolare l’evacuazione.

La pappa…

Per nutrirli, non dargli MAI latte di mucca: non sono in grado di digerire il lattosio e causa loro diarrea e successivamente disidratazione. In farmacia vendono il latte in polvere adatto a loro. Mischialo con acqua calda (anche qui assicurati che non sia bollente) seguendo le dosi sulla confezione e utilizza un biberon piccolo o una siringa per somministrarglielo. Prima di utilizzare questi oggetti, falli bollire in acqua per circa un minuto per disinfettarli.
Nel caso della siringa, spingi lentamente in modo da non soffocarli, mentre se utilizzi un biberon, buca la tettarella con un ago in modo che escano poche gocce alla volta e non schiacciarlo: saranno loro a succhiare man mano. Usa latte fatto sul momento e non farne troppo per riscaldarlo dopo; lasciandolo troppe ore in frigorifero, potrebbe facilmente avariarsi.

Molto importante mentre mangiano è NON metterli mai a pancia in sù, come si fa con i bambini: rischi solamente di farli soffocare perché il latte potrebbe andargli di traverso ed entrare nei polmoni. La posizione giusta è a pancia in sotto con la testa un po’ sollevata, come quando mangiano dalla mamma

I gattini devono mangiare ogni 2 o 3 ore circa, giorno e notte, soprattutto durante le prime 2 settimane; successivamente potrai diminuire la frequenza.
In genere devono assumere una quantità giornaliera di latte pari al 25-30% del loro peso. Altra cosa molto importante è monitorare costantemente quest’ultimo.

Pesa i gattini ogni giorno
per assicurarti che si nutrano abbastanza e che stiano crescendo nel modo giusto, in particolare nel primo mese. Il peso deve sempre aumentare di circa 5-10 grammi al giorno. Se rimane uguale o, peggio, diminuisce, portali subito a fare un controllo.

Dopo il primo mese possono iniziare lo svezzamento: mischia il latte con del cibo apposito per gattini o con dell’omogenizzato; sostituiscilo poco a poco con il solo cibo apposito e nutrili circa 4-6 volte al giorno, fino ad arrivare a 4 volte quando raggiungono i 6 mesi di vita.


                                                                        

Evacuazione…
Dopo ogni pasto, prima di rimetterli al calduccio a dormire, dovrai aiutarli a svuotare la vescica e a defecare, cosa in genere fatta da mamma gatta durante la pulizia. Prendi un panno, una garza o un pezzo di cotone inumidito con acqua tiepida e massaggia delicatamente la zona dei genitali finchè non vedrai il panno sporcarsi di qualche macchia giallognola o finchè non escono feci. I primi tempi tenderanno per lo più a urinare, ma se vedi che non defecano per tanti giorni, contatta il veterinario. Intorno al mese di vita inizieranno a essere in grado di usare una lettiera: impareranno in fretta, mettili in una lettiera con i bordi bassi dopo mangiato e se necessario mostra loro come scavare con una mano.

Intorno a 3 settimane – 1 mese, inizierano a esplorare l’ambiente e a giocare e a interagire con te.
Potrebbero sporcarsi di cibo o escrementi quando iniziano a esplorare ed essere piano piano indipendenti. Non lavarli, meglio usare un panno umido e pulirli delicatamente.

Se dovessi avere altri dubbi o curiosità, non esitare a chiedere!



I gattini appena nati sono un impegno che richiede tempo ed energie ma che ripaga ampiamente vedendoli crescere sani e forti, sapendo che è solo merito nostro.


Borsa primordiale: grasso o parte funzionale?



Vi siete mai chiesti come mai il vostro micio avesse quella "pancetta" molle e penzolante che si può notare, più o meno pronunciata, nella maggior parte dei gatti, se non in tutti?
Molti non sanno la verità e tendono a pensare che il gatto sia grasso, che abbia un po' di pancetta a causa della sterilizzazione o magari qualcuno si è anche preoccuppato ed è andato dal veterinario.

Non si tratta di grasso! È un lembo di pelle che sporge verso il basso, vicino alle zampe posteriori ed è ben visibile quando il gatto è eretto sulle 4 zampe o cammina lentamente. Possiamo vederla perfettamente se lo osserviamo di profilo. E' una parte che ha svariate funzioni anatomiche e fisiologiche, essenziale per i nostri piccoli amici, e anche con un nome specifico: borsa primordiale.

La sua funzione principale è quella di permettere al corpo del gatto di
estendersi durante i salti (se ci facciamo caso, in quel momento sparisce!) o durante la corsa sfrenata. In caso contrario l'apertura del salto sarebbe decisamente minore senza di essa.
È utile anche come protezione per le possibili ferite sulla pancia, fungendo da cuscinetto quando il nostro piccolo cacciatore si stende e intrappola tra le zampe anteriori una preda o un avversario, scalciando con le zampe posteriori. Magari vi è capitato che lo facesse con voi, mentre giocando gli grattate la pancia. Anche questa posizione ha un nome, la posizione del coniglio.

                             


Quando rimanere allerta...
Se questo cuscinetto naturale è morbido e rilassato, è tutto in regola.
Vi sono invece 2 circostanze in cui intervenire: nel primo caso, se questo lembo di pelle è gonfio e/o si indurisce è meglio correre a fare un controllo, dal momento che potrebbe essere sintomo di qualche patologia. Il secondo caso in cui intervenire è quando, guardando il micio dall'alto, non sono visibili le curve dei fianchi (potete vedere un esempio di un peso ideale nell'immagine sottostante): significa che c'è un po' troppa ciccia ed è meglio intervenire, onde evitare problematiche correlate al sovrappeso.

Tuttavia, se siete in dubbio e pensate che qualcosa non rientri nella norma, una visita di controllo non guasta mai. D'altronde, come si dice? Meglio prevenire che curare!


Cosa devi sapere su FIV e FeLV

Quando si decide di accogliere un nuovo gatto in casa (soprattutto se randagio!), è consigliabile portarlo dal veterinario per un check up generale e verificare che non sia stato colpito da malattie infettive gravi, tra cui l’Immunodeficienza felina e la Leucemia felina.

Queste malattie sono caratterizzate da un lungo periodo di incubazione, anche di anni, senza la manifestazione di alcun sintomo. Un test precoce consente di gestire al meglio il gatto, sia dal punto di vista vaccinale e/o terapeutico che socio-ambientale (ad esempio, l’inserimento del nuovo gatto in un ambiente già frequentato da altri gatti, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana).

Attenzione! Se il gatto dovesse essere positivo, non significa tuttavia che sia spacciato: sono malattie infettive inguaribili, la FIV in particolare, mentre la FELV non in tutti i casi, ma che non necessariamente porta a morte immediata. Il gatto ha un’aspettativa minore rispetto a uno sano niente gli impedisce di vivere fino a 11, 12 anni.

Ma ora scopriamo nel dettaglio i rischi, le modalità di contagio, i sintomi e i comportamenti da attuare.


L’IMMUNODEFICIENZA FELINA (FIV)

La FIV è una malattia infettiva contagiosa causata da un virus molto simile a quello dell’AIDS umana, che infatti causa immunodeficienza, ovvero una diminuzione delle risposte immunitarie dell’organismo.

Non è una malattia che può contagiare l’uomo o altre specie di animali, come cani.

Il virus è poco resistente nell’ambiente esterno e di conseguenza l’infezione avviene per contatto stretto tra gatto infetto e gatto sano.

Il contagio avviene tramite sangue, facilitato nelle lotte tra gatti, l’accoppiamento o da madre a figlio durante la gravidanza o l’allattamento. Un modo per prevenire sia l’istinto territoriale, quindi le lotte, sia l’accoppiamento, sono castrazione e sterilizzazione.

Sintomi

La malattia comincia con una fase acuta che si verifica 4-6 settimane dopo il contagio. In una prima fase si può presentare febbre, inappetenza, a volte diarrea e congiuntivite, tutti sintomi generici. A questa fase segue solitamente un periodo in cui l’animale non presenta sintomi particolari ma è comunque un portatore sano, in grado di trasmettere la malattia. Durante questo periodo l’animale vive tranquillamente, ma il suo sistema immunitario è più debole di quello degli animali sani ed è quindi più suscettibili ad infezioni di ogni natura, contrarrà più facilmente malattie rispetto a un gatto sano dato che il suo organismo fa molta più fatica a combatterle. Uno dei sintomi più frequenti col progredire della malattia è la stomatite con ulcere orali, che causano dolore e problemi nel mangiare.

Il DNA del virus si integra irreversibilmente con quello dell’organismo ospite, andando progressivamente a distruggere gli anticorpi del gatto con un grave indebolimento delle difese immunitarie.

La fase terminale si manifesta con l’insorgenza di una o più malattie secondarie (spesso anche di per sé solitamente banali) che portano a morte il gatto.

Prevenzione e test

Non esiste alcuna terapia
in grado di far guarire un gatto ammalato di FIV.

L’unica azione possibile è quella di intervenire e curare ogni infezione secondaria che il gatto contrae, ma non è possibile guarire definitivamente l’animale.

Non esiste un vaccino per prevenire questa malattia, l’unico modo è preservare il gatto da contatti con gatti infetti.

Esistono però test rapidi che forniscono risultati affidabili e praticamente immediati per verificare se il gatto ha contratto la malattia. Nel caso in cui sia positivo, il gatto ha sicuramente contratto il virus e che non c’è speranza di guarigione, ovviamente con un test di buona qualità.

L’unica eccezione di falso positivo (il test è positivo al virus, ma in realtà il gatto non ha contratto l’infezione) avviene nei gattini con età inferiore ai 6 mesi. Il test va alla ricerca degli anticorpi, che vengono trasmessi dalla madre durante la gravidanza al piccolo e svaniscono appunto intorno ai 6 mesi. In questo caso è bene ripetere il test successivamente.


LA LEUCEMIA FELINA (FeLV)
La FeLV è una malattia infettiva contagiosa caratterizzata da un lungo periodo di incubazione, è causata da un oncovirus appartenente alla stessa famiglia del FIV, per cui anch’essa causa un’immunodeficienza. Anch’essa non è trasmissibile all’uomo o ad altre specie animali, fortunatamente.

Si trasmette attraverso sangue, accoppiamento, da madre a figlio, ma anche dalla saliva, feci e urine! Quindi anche la condivisione di ciotole o lettiere in questo caso può portare al contagio.

Colpisce con alta frequenza i gatti giovani, ma la manifestazione della malattia può avvenire in qualsiasi fascia d’età.

Sintomi

La FeLV può essere transitoria, dormiente oppure conclamata. Nel primo caso si tratta di un’infezione leggera che il gatto riesce a combattere da sé nel giro di due mesi; nel secondo si ha una situazione di positività al virus ma senza ancora la manifestazione dei sintomi; nel terzo la malattia è ormai palese.

In genere, si registrano sintomi quali debolezza, inappetenza, perdita immotivata di peso, anemia, temperatura corporea elevata, difficoltà respiratorie, linfonodi estremamente gonfi e narcolessia. Tali sintomi possono derivare dai più svariati attacchi secondari di altre malattie che hanno libero campo d’azione, data la debolezza delle difese immunitarie.

Le possibilità di sopravvivenza sono anch’esse variabili e dipendono anche dallo stato di salute: vi sono forme fulminanti, soprattutto fra i gatti più giovani, che portano alla morte in poche settimane, altre invece che garantiscono una sopravvivenza di almeno 3-5 anni.

Prevenzione e test

Non bisogna farsi subito prendere dal panico
: un risultato positivo non deve rappresentare subito una condanna, ma si può sperare che il virus si trovi in uno stato transitorio ed essere debellato, programmando per tanto la ripetizione del test a distanza di alcune settimane. Il test di controllo potrà confermare la positività precedente (avvalorando la diagnosi) oppure dare esito negativo (nel caso in cui il sistema immunitario del gatto sia stato sufficientemente efficace da eliminare il virus dall’organismo).

Fortunatamente, a differenza della FIV, esistono varie tipologie di vaccino in grado di conferire un elevato grado di protezione. La vaccinazione per questa malattia andrebbe consigliata soltanto nei casi a rischio: non ha molto senso vaccinare gatti che vivono solo ed esclusivamente in casa e per i quali non vi è alcun rischio di contagio. È invece consigliata la vaccinazione per tutti quei soggetti che normalmente possono venire a contatto con altri gatti, così come nelle colonie, negli allevamenti e nei gattili.

Oltre a controlli ripetuti nel tempo, è bene mantenere elevato l’igiene dell’ambiente in cui il gatto vive e tenerlo in casa per evitare il contagio di malattie banali, e, se nell’abitazione sono presenti altri esemplari negativi, può essere indicata la separazione per evitare il contagio.


CONVIVENZA TRA GATTI SANI E GATTI MALATI

I gatti malati di FeLV devono essere isolati dai gatti sani, sia per evitare di contagiare i gatti sani, sia per evitare che i gatti sani liberi di uscire portino al malato infezioni secondarie, oltre a castrarli/sterilizzarli. Inoltre, la cosa migliore è ricorrere alla vaccinazione dei gatti sani.

Nel caso di gatti con FIV, il rischio è ridotto di molto con la castrazione/sterilizzazione e può essere utile aggiungere più di una ciotola per il cibo, più di un abbeveratoio e un paio di lettiere, per ridurre gli scontri e la trasmissione con il sangue (nel caso di lesioni in bocca o sangue nelle feci).

Ad oggi, quindi, il miglior metodo per far convivere gatti sani e malati è proprio questo: evitare quanto più possibile l’aggressività da una parte, per impedire la trasmissione della FIV, e vaccinare dall’altra, per impedire la trasmissione della FeLV (il vaccino per la FIV come avrete capito ancora non esiste).


INTRODURRE UN NUOVO GATTO IN CASA

Stai pensando di adottare un nuovo gatto in casa ma temi che il tuo o i tuoi mici possano non accettarlo?

Non è un’impresa impossibile, ma la parola d’ordine è: PAZIENZA.

È un evento che va effettuato con calma e per gradi, perché per la loro natura i gatti potrebbero sentirsi minacciati se un estraneo “invade” la loro “tana”.

Potrebbero volerci giorni, settimane o qualcosa di più, ma la cosa assolutamente importante è non forzarli.
Il procedimento e gli accorgimenti non cambiano, che nella famiglia sia già presente un micio oppure tre.
Per cui armati di pazienza, ciotole, lettiera e cuccia nuovi e di una stanza i cui poter lasciare il nuovo arrivato per alcuni giorni (minimo!).
Dopo che si saranno accettati continua a mantenere ciotole e lettiere separate, anche se andranno a usare le stesse: sapere di avere un'alternativa gli dà sicurezza!

COSA SAPERE PRIMA…
Innanzitutto, valuta bene la scelta di introdurre un nuovo amico in casa, richiede tempo ed energie: maschio o femmina o taglia grande o piccola non influiscono sulla possibile convivenza, ma va tenuto conto del carattere e dell'età del nostro e dell’altro micio.

Se scegli un cucciolo, sarà probabilmente più semplice che il tuo micio lo accetti se anche lui è un giovincello: i cuccioli sono invadenti, richiedono spesso l’attenzione di qualsiasi essere vivente vedano e amano giocare in continuazione.

Se il tuo micio è già adulto o anziano potrebbe essere infastidito dal comportamento del cucciolo, che va a intaccare la sua tranquillità e la sua routine. Non è comunque impossibile! Ci vorrà solo un po’ più di pazienza: col tempo il cucciolo imparerà a non disturbare il gatto “di casa” o capire quando fermarsi e il tuo a far capire quando vuole stare da solo, senza essere aggressivo.

Se il gatto da introdurre è invece già adulto, potrebbe essere più difficile e più lenta l’accettazione, ma anche in questo caso non impossibile. Questo non deve fermarti dal dare una casa a un micio già adulto, magari abbandonato dalla sua precedente famiglia!

Nei primi tempi, il tuo gatto potrebbe cercare di isolarsi o lasciare la stanza quando è presente l'altro, è un comportamento normale. Cerca di non trascurarlo e di non sacrificare i suoi spazi, assicurati che abbia un rifugio tutto suo dove potersi sentire sicuro, ancora meglio se può salire su qualcosa di alto per “avere il controllo della situazione”.

Non aspettarti di vederli dormire abbracciati dopo 3 giorni o preparati anche al fatto che potranno non farlo mai. Vi sono delle situazioni in cui accettano la propria presenza reciproca senza veramente diventare migliori amici, può capitare che per la maggior parte del tempo si ignorino e si soffino una volta ogni tanto quando si incrociano. Non c’è da preoccuparsi.

Inoltre questi sono consigli generici, ma è bene sempre analizzare e osservare caso per caso!
In qualsiasi situazione, con qualsiasi gatto, è praticamente impossibile che almeno i primi tempi non ci sia un minimo di ostilità, accompagnata da qualche soffio o ringhio o qualche zampata di ammonimento.


SI COMINCIA…
Metti il nuovo ospite in una stanza che sia tutta per lui, con una lettiera, delle ciotole, qualche giochino e una cuccia dove rifugiarsi. Sia nel caso di un gattino, ma soprattutto di un gatto adulto, sarebbe utile avere un oggetto per lui familiare proveniente dall'abitazione dove viveva prima, come una coperta o un giochino. L’odore familiare lo aiuterà a sentirsi un pochino meno sperso.

È importante non scegliere una stanza in cui il tuo gatto di casa ama stare, ma una più neutra possibile. Non cambiare le sue abitudini, scombina il meno possibile la sua routine, dai da mangiare sempre negli stessi orari, non spostare la cuccia, non indurlo o forzarlo a fare cose diverse e soprattutto non forzare l'incontro da un giorno all'altro. Il nuovo arrivo è già di per sé uno stress per lui!

Dopo qualche giorno, puoi provare a lasciar uscire il nuovo gatto per fargli fare un giro della casa e abituarsi a luoghi, suoni e odori, chiudendo l'altro momentaneamente in una stanza, per brevi periodi di tempo.

Aiutali a imparare a riconoscere uno l'odore dell'altro: puoi scambiare le ciotole, le coperte o i giochi, aiutandoli ad accettare la presenza dell'altro, facendogliela associare con azioni piacevoli come mangiare, giocare o ricevere coccole.

Successivamente, nutrili vicini, mettendo le ciotole vicino alla porta, una da un lato e una dall'altro: percepiranno la presenza dell'altro mentre fanno qualcosa di piacevole. Puoi anche mettere due giochini collegati a un filo che passi sotto la porta, per fargli fare sempre qualcosa di divertente, percependo l’odore e la presenza dell’altro.

Dopo circa una settimana prova a vedere come reagiscono alla loro vista, aprendo di poco la porta o mettendo il gatto nuovo in un trasportino in modo che sia protetto, ma non per troppo tempo.

Se tu e loro siete pronti, possiamo passare al loro primo incontro faccia a faccia.

È molto importante che gli incontri avvengano sempre e solo sotto la tua supervisione! Mai lasciarli soli.

Mettili in una zona neutrale della casa e mantieni tu stesso la neutralità: non sgridarli, non accarezzarli, permetti che si allontanino o che agiscano come preferiscono.

Qualche zampata e qualche soffio sono più che normali, non allarmarti subito! L'unico momento in cui devi intervenire è quando noti che l’aggressività o la paura di uno dei due sta per degenerare in una lotta. Anche in questo caso, mantieni la calma e non sgridarli: puoi spruzzargli addosso dell'acqua o picchiare un colpo secco per farli allontanare.

Nel caso in cui il primo incontro andasse male, non bisogna demordere, potrebbero solo aver bisogno di più tempo. Ricomincia da capo, con l'adattamento graduale, chiudendo il nuovo inquilino nella stanza.

Anche se l'incontro dovesse andare più o meno bene o discretamente, per i primi tempi, quando non sei in casa, tienili comunque ancora separati, non si sa mai cosa potresti trovare al tuo ritorno! Se invece la situazione dovesse essere veramente tragica, quindi vi sono lotte continue in cui cercano di ferirsi e/o uno dei due tende a marcare spesso e volentieri il territorio, puoi provare a contattare un veterinario comportamentalista che può darti consigli specifici per il tuo caso.

Allora, pronto per un nuovo piccolo amico? ;)




Sapevi che il collare con il campanellino è pericoloso per il tuo gatto?


Esistono svariati tipi di collari per i nostri amici animali, usati come mezzi di identificazione, di abbellimento, antiparassitari o persino con un sensore elettronico che gli permetta di accedere alla sua “tana”. I collari con il campanellino tuttavia sono pericolosi per loro.
Molte persone mettono il collare con il campanellino al loro animale senza pensare alle possibili conseguenze negative che ne possono derivare.
Siamo abituati a vedere cartoni, disegni o foto di gatti con il campanellino, pensando che li renda più adorabili, ma in realtà loro non ne sono molto felici.

Spesso le persone lo mettono al loro peloso per un fattore estetico o per usarlo come una sorta di localizzatore, in modo da sapere sempre dove si trova il loro gatto, soprattutto se abituato a uscire. Altri lo mettono anche per fare in modo che eventuali prede possano scappare prima che il gatto le sorprenda, come uccelli o topi, sia per salvare questi piccoli animali dal cacciatore sia per preservare la dieta del micio ed evitare eventuali malesseri.


In realtà esistono diversi motivi per cui non mettere questo oggetto al collo del proprio gatto, legati alla salute fisica e psichica dell’animale.


In primo luogo, stando anche a delle evidenze scientifiche, questo suono continuo danneggia gradualmente e spesso in maniera irreversibile l’acutezza uditiva e i timpani. I felini hanno un udito molto più sviluppato dell’uomo ed avere questo oggetto che suona in continuazione, al minimo movimento, vicino alle orecchie ha effetti negativi. Provate a immaginare di avere al collo una campana 24 ore al giorno, ogni giorno!


Un altro motivo per non usarlo è lo stress: i gatti sono amanti del silenzio e della calma e questo suono può influire notevolmente sulla loro qualità di vita, rendendoli nervosi, stressati e spaventati

Di nuovo, come saremmo noi dopo anche solo una giornata con una campana al collo?

Inoltre, pur di farlo smettere alcuni mici potrebbero mordere o portare in bocca il campanellino, con il rischio di ingoiarlo e di soffocare, o cercare di togliersi direttamente il collare facendosi del male o incastrandosi in posizioni pericolose.


Non sono da abolire i giochi con i campanellini, anzi, vanno più che bene per i nostri amici cacciatori, ma decidono loro quando e come giocare e sono fatti in modo che non possano ingoiarli.

Anche il collare in sè si può utilizzare, assicuratevi che non sia troppo stretto e che il gatto non rischi di rimanere agganciato a qualcosa.

Se il vostro peloso è solito uscire e volete essere sicuri di ritrovarlo nel caso in cui si smarrisca, si può pensare di prendere un collare in tessuto antisoffocamento, con una medaglia per poter incidere un vostro contatto e/o il vostro indirizzo, oltre al microchip.


Ormai sono stati sviluppati anche dei dispositivi appositi con gps per sapere sempre dove si trovano i nostri amici, perché quindi sottoporli a una tortura inutile e pericolosa?

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